Carmine Donnola, uomo barbuto e silenzioso, con gli occhi vispi e pieni di eventi vissuti. Oggi ha circa sessant’anni e vive nel suo paese di origine, Grassano, piccolo comune dell’entroterra lucano. Qui opera come collaboratore scolastico alle scuole medie. Il suo passato è stato caratterizzato da una lunga dipendenza dagli alcolici e dalla “bottiglia”, come lui stesso dice. Una problematica vissuta e consumata in questa piccola realtà della Basilicata, di bar in bar, senza nessun aiuto e nessuna assistenza. Una situazione molto complicata anche per la sua famiglia, in un primo momento disorientata. Dopo anni di esagerazioni e squilibri, supportato anche dalla moglie e i figli, Carmine decide di combattere il suo problema; e si lega agli “Alcolisti Anonimi”, iniziando un percorso di riabilitazione e di fuoriuscita dalla dipendenza. Dopo un difficile percorso in cui Carmine impiega tutta la sua forza d’animo, arriva finalmente il momento di luce e di uscita dal baratro e dall’oscurità. Carmine festeggia un anno lontano dall’alcool e lo fa proprio nella cantina del suo amico “Zorro”, luogo in cui giornalmente beveva; lo fa mangiando tarallucci e bevendo acqua, lo fa declamando una delle sue poesie. La poesia, voce dell’anima, urlo interiore, grido dell’io, risveglio della percezione e dei sensi, è questa la via di fuga che Carmine ha scelto. Il vernacolo “grezzo” e rugoso, i versi sciolti o in rima, diventano per Carmine gli strumenti per raccontare le proprie esperienze, per esorcizzare il suo passato, ma allo stesso tempo per conviverci. Una poesia che ricorda un po’ l’espressionismo dell’italiano Rebora, così violenta, così urlata, o gli scorci del “maledetto” Campana. Una poesia che tratteggia personaggi “felliniani” che animano i luoghi della terra a cui Carmine appartiene, una poesia che riflette sulle questioni più disparate, dalla politica, alla cronaca, un poeta pronto a cogliere e a recepire gli stimoli provenienti dal mondo quotidiano. Una poesia che ha rivelato a Carmine un modo per leggere la realtà e non per evaderla, cercando rifugio nello scomodo habitat che la “bottiglia” offre.
Il Regista: Nicola Ragone